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TUMORI DELLA TIROIDE

TUMORI BENIGNI E MALIGNI DELLA TIROIDE

I tumori tiroidei possono essere beningi e maligni.

I tumori tiroidei benigni sono follicolari (macro o microfollicolari a seconda del contenuto di colloide), fetali (con aspetto micro follicolare omogeneo che ricorda quello delle tiroide fetale), embrionali(con alternanza di travate solide e di micro follicoli), a cellule di Hurtle (più frequentemente chiamato adenoma oncocitario,in quanto costituito da caratteristiche cellule dette oncociti) oppure possono essere presenti forme tumorali rare quali teratomi, lipomi ed emangiomi. Il percorso diagnostico e la terapia  sono simili a quelle dei più frequenti noduli semplici. La diagnosi istologica di benignità si basa sulla dimostrazione di assenza d’infiltrazione della capsula e da assenza d’infiltrazione vascolare.

I tumori tiroidei maligni sono fondamentalmente:

TUMORI PRIMITIVI

1)Tumori di origine epiteliale: carcinoma papillifero, carcinoma follicolare, carcinomi misti papillifero-follicolari carcinoma midollare, carcinoma anaplastico o indifferenziato.

2) Tumore di origine non epiteliale: linfomi, emangiosarcomi e altri tumori rarissimi.

 

TUMORI SECONDARI

Metastasi di tumori originati in altri organi.

 

FATTORI DI RISCHIO DEI TUMORI PRIMITIVI EPITELIALI

I fattori di rischio per lo sviluppo di Tumori Primitivi maligni  di origine epiteliale sono:

-gozzi (specie se voluminosi e di lunga durata, anche se va specificato che solo in misura molto contenuta, vi si può impiantare un tumore maligno).

-radiazioni (radioterapia per altre forme tumorali, materiale radioattivo, esposizione a raggi X)

-Relativamente al solo carcinoma midollare della tiroide, quale importante fattore di rischio è da considerare l’ereditarietà.

 

1) Carcinoma papillifero: rappresenta circa il 75% dei tumori tiroidei primitivi della tiroide. Colpisce maggiormente nella IV e V decade (30-50 anni) con  le donne sono più colpite degli uomini. E’ un tumore che origina dalle cellule epiteliali della tiroide, i tireociti;è multicentrico e bilaterale nel 20-80% dei casi; è di consistenza dura, non capsulato, o incapsulato solo parzialmente; all’esame istologico mostra una forte prevalenza di strutture papillari (da cui il nome).Dà metastasi nei linfonodi latero-cervicali e mediastinici nel 35-65% dei casi. E’ un tumore a crescita molto lenta, a scarsa invasività e prevalentemente locale. Molti tumori papilliferi producono tireoglobulina che, quindi è utile sia nella diagnosi che nel follow up, ossia nei controlli post-operatori. La prognosi di questi tumori è ottima con una sopravvivenza, dopo l’intervento, che si avvicina alla quasi totalità  dei casi.

2) Carcinoma Follicolare: Meno frequente del papillifero, rapresenta circa il 15% dei tumori tiroidei primitivi, colpisce generalmente oltre i 50 anni di età. E’ anche questo un tumore di origine epiteliale, caratterizzato dal mantenimento delle strutture follicolari della tiroide, senzastrutture papillari. E’ in grado di captare lo iodio e di sintetizzare tireoglobulina e, pertanto, il dosaggio delle tireoglobulina ematica è utile sia nella diagnosi, ma, soprattutto, nel follow up. E’  più invasivo del carcinoma capillifero. A differenza di quest’ultimo è raramente multicentrico, ha scarsa tendenza a dare metastasi nei linfonodi latero-cervicali, mentre può dare metastasi a distanza, (ossee, polmonari e cerebrali); l’eventuale metastatizzazione a distanza è un fattore prognostico negativo mentre, in assenza di metastatizzazione, la prognosi è buona.

 

3)  Carcinoma Misto papillifero-follicolare: è un tumore che ha caratteristiche istologiche e cliniche sia del carcinoma papillifero che di quello follicolare. L’invasività è intermedia tra i due tipi di tumore e così il decorso clinico e la prognosi.

4) Carcinoma Midollare: Rappresenta circa il 5% dei tumori della tiroide. E’ un raro tumore che origina non dai tireociti, ma dalle cellule parafollicolari o cellule C, che producono calcitonina. Il dosaggio della calcitonina è, quindi, importante, sia nella diagnosi che nel follow up. Esiste in forma sporadica (80% dei casi) ed in forma ereditaria (20%). Può essere isolato o far parte di una patologia chiamata “Neoplasia Endocrina Multipla (MEN) di tipo 2”, in cui possono essere associati, feocromocitomi (t.  endocrini del surrene)e  adenomi delle paratiroidi (tipo 2a), oppure neurinomi mucosi ed habitus marfanoide nelle MEN di tipo 2b. Sono delle forme ereditarie/familiari, per cui, in caso di diagnosi di un carcinoma midollare della tiroide in una persona, è indispensabile controllare anche i familiari. Come test di screening si può fare un dosaggio della calcitonina dopo stimolo con pentagastrina (un ormone prodotto dall’apparato gastrointestinale): pazienti affetti da microcarcinoma midollare possono, talvolta, presentare livelli di calcitonina elevati solo di poco; dopo la somministrazione di pentagastrina, i livelli aumentano in maniera significativa.

5) Carcinoma anaplastico o indifferenziato: è un tumore raro, circa 1% dei tumori tiroidei, colpisce generalmente persone anziane, è molto aggressivo, dà facilmente metastasi a distanza ed ha una prognosi infausta. La terapia è, infatti, sostanzialmente palliativa.

6) Linfomi tiroidei: sono tumori rari che colpiscono prevalentemente persone nella settima decade di vita (60-70), con un rapporto maschi/femmine di 3/1. Si presentano quasi sempre come masse alla base del collo  a rapido accrescimento. Possono avere vari sottotipi istologici con prognosi diversa. Non menzioniamo tutti i tumori di origine non epiteliale, per la cui trattazione si rimanda a trattati di oncologia.

7) Tumori Secondari: sono come quelli che si hanno in ogni organo che sia colpito da metastasi (cellule maligne) provenienti da un tumore originatosi altrove. La prognosi è legata al tumore primario, ma è generalmente infausta.

 

DIAGNOSI:

-anamnesi

 

-esame obbiettivo

 

-dosaggio di TSH, Tireoglobulina e Calcitonina

 

-ecografia con color doppler

 

-Agoaspirato (FNA) con esame citologico o Biopsia con esame istologico

 

-Scintigrafia

 

-tecniche di immunoistochimica (ancora in corso di studi)

 

-diagnostica molecolare (basata sulla ricerca di mutazioni genetiche)

 

 

 

TERAPIA:

 

La terapia dei tumori maligni della tiroide varia a seconda del tipo di tumore, e della stadiazione. La stadiazione consiste nel valutare la grandezza, se il tumore abbia interessato i linfonodi o meno, se abbia, o meno,  dato metastasi a distanza. Vanno tenuti presenti anche altri fattori, quali l’età del paziente e la presenza di eventuali altri malattie.

La terapia di prima scelta è chirurgica. Riservata a tutti i casi di tumore agli stadi iniziali ed anche nei casi più avanzati può essere usata per ridurre la massa da trattare, poi, eventualmente, con la radioterapia e anche come palliativo in caso di grossi tumori che diano fenomeni compressivi sugli organi vicini.

La radioterapia è indicata dopo la chirurgia se il tumore ha già dato invasione locale e/o abbia dimostrato una certa aggressività. La radioterapia, viene spesso usata come terapia palliativa nei carcinomi anaplastici.

 

Secondo studio medico:Via Tacito, 7 (zona Cola di Rienzo)00193 Roma RMP.IVA: 09760770587
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