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MALATTIE DELLA TIROIDE

TIROIDE

TIROIDE - Endocrinologiaonline
per tutto ciò che riguarda la tiroide consigliamo il testo della dottoressa De Stefanis "La Tiroide e le sue Patologie"
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La TIROIDE è una delle più importanti ghiandole endocrine. E' situata alla base del collo e, normalmente, ha la forma di una farfalla, costituita da due lobi e un istmo che congiunge i due lobi (v.figura)


MALATTIE DELLA TIROIDE
 
Le malattie della tiroide si possono distinguere in disfunzioni (ipertiroidismo e ipotiroidismo),  alterazioni morfologiche (gozzi e noduli) e tumori (benigni e maligni). Molto spesso disfunzioni e alterazioni morfologiche coesistono.
 
Le patologie tiroidee possono essere approfondite col libro: "La Tiroide e le sue patologie" acquistabile, in formato e-book, a questo indirizzo: http://www.dottorebook.com/22095-la-tiroide.html
 
 

NODULII TIROIDEI

NODULII TIROIDEI - Endocrinologiaonline

 

Sono di riscontro frequente, soprattutto da quando si è diffuso l’uso dell’ecografia anche come strumento di screening. L’incidenza, in Italia, è del 20-25%, con le femmine molto più colpite dei maschi, con un rapporto femmine/maschi di circa 4/1. Si distinguono, anzitutto, i NODULI SINGOLI dai NODULI MULTIPLI, poi i NODULI NON FUNZIONANTI dai NODULI FUNZIONANTI. I noduli funzionanti sono già stati trattati in precedenti capitoli, per cui qui ci occuperemo solo dei noduli non funzionanti. I noduli non funzionanti delle tiroide possono essere, oltre che singoli o multipli, accompagnati da aumento di volume della tiroide,  cioè, presentarsi come “gozzo nodulare”, o  “gozzo multinodulare”, non funzionante.

DIAGNOSI:

-Anamnesi

-Esame obiettivo

-ecografia con color doppler

-dosaggio di TSH, Tireoglobulina, Calcitonina, Anticorpi.

-Agoaspirato ed esame citologico (non sempre necessari)

-Scintigrafia (talvolta)

Anamnesi: Quando si ha un gozzo nodulare o multi nodulare non funzionante, il paziente arriva all’osservazione medica o per un aumento di volume alla base del collo, notato allo specchio o da altre persone o, se il gozzo  è voluminoso e comprime la strutture vicine, per fenomeni compressivi di trachea, esofago e/o nervi ricorrenti con, rispettivamente, dispnea (disturbi respiratori), disfagia (disturbi a deglutire) o disfonia (disturbi nel parlare). Molto spesso, però, il paziente  scopre di essere  portatore di noduli/o, eseguendo un’ecografia per screening o per altre ragioni. Durante l’anamnesi, particolare attenzione va posta all’età del paziente, al sesso, alla familiarità, ad un’eventuale carenza iodica, a storia di esposizione a radiazioni. All’esame obiettivo, da eseguire a collo lievemente flesso, è importante notare la mobilità del/i nodulo/i l’eventuale dolenzia (indicativa di un possibile processo infiammatorio in atto) e l’eventuale presenza di linfonodi latero-cervicali. All’ecografia, nel valutare uno o più noduli, è importante considerare i seguenti parametri: dimensioni, ecogenicità, presenza o assenza di un orletto, presenza o assenza di linfonodi latero-cervicali ingrossati. Un nodulo piccolo, isoecogeno, ipoecogeno, o addirittura liquido, dotato di un orletto periferico, senza calcificazioni all’interno e con vascolarizzazione periferica, è quasi sempre un nodulo di natura non tumorale. Un nodulo grande, solido, senza orletto, e con vascolarizzazione caotica è meritevole di approfondimento diagnostico. Al doppler si distinguono 3 classi di vascolarizzazioni, chiamate “pattern”:

 Pattern I: scarsità/assenza di segnale/colore

 Pattern II: Segnale/colore perilesionale

 Pattern IIIA: segnale/colore perilesionale ed intralesionale, con vasi sottili e regolari.

Pattern IIIB: segnale/colore perilesionale ed intralesionale, con vasi spessi ed irregolari

I noduli  con pattern di vascolarizzazione I e II sono generalmente benigni e non necessitano di ulteriori approfondimenti diagnostici, ma solo di regolari controlli ad intervalli di 6-12 mesi. I noduli con pattern III, sia A che B, sono sospetti per carcinomi ed è bene procedere con l’agoaspirato. L’agoaspirato eco-guidato, è fondamentale per l’esame citologico, ma può tornare utile anche nei noduli a contenuto liquido, in quanto ne permette l’aspirazione. L’esame citologico ci consente di classificare i noduli, in base al rischio di malignità, in 5 categorie, ufficialmente accettate:

1)Maligno (rischio di malignità superiore al 95%)

2)Sospetto per malignità (rischio compreso tra il 50% ed il 75%)

3)Follicolare o a cellule di Hurtle (rischio compreso tra il 15% ed il 25%)

4)Lesione follicolare di significato indeterminabile (rischio compreso tra il 5% ed il 10%)

5)Lesioni benigne (rischio inferiore all’1%)

 Tra gli esami di laboratorio una diminuzione del TSH è di solito associata a noduli funzionanti. Il dosaggio delle tireoglobulina, sebbene non dirimente, può essere utile, poiché aumenta in alcune forme tumorali, così come il dosaggio della calcitonina che aumenta nel carcinoma midollare della tiroide (un tumore di cui parleremo in questo capitolo, più avanti).  Il dosaggio degli anticorpi può essere suggestivo, se aumentati, di una possibile tiroidite, anche in fase iniziale. La scintigrafia può tornare utile nel caso di adenoma singolo funzionante di Plummer, e nei casi in cui il TSH risulti diminuito o soppresso.

TERAPIA:

1) OSSERVAZIONE: una volta stabilito che si è in presenza di una patologia nodulare benigna e non di una patologia neoplastica, si può decidere, come già detto, di ricontrollarla ad intervalli di 6-12 mesi, se non ci sono fenomeni compressivi, o disfunzionali.

2) TERAPIA MEDICA: la terapia medica si basa sull’uso di levotiroxina in dosi tali da sopprimere il TSH, per almeno sei mesi, durante i quali si valuta l’eventuale riduzione di volume del/i nodulo/i. In caso di mancata riduzione di volume del/i nodulo/i dopo adeguato periodo di terapia, si pone l’indicazione alla chirurgia. La terapia medica è controindicata nei casi sospetti di malignità, nelle donne in post-menopausa, nei noduli autonomamente funzionanti, negli uomini di età superiore a 50 anni e in caso di aritmie e di altre patologie severe non tiroidee.

3) CHIRURGIA: se la patologia nodulare dovesse, invece, essere grande e/o dare problemi compressivi su una o più delle strutture anatomiche vicine, o, in caso di diagnosi citologica sospetta, è indicata la terapia chirurgica (della quale parleremo estesamente in un capitolo ad essa dedicato)

4) ALCOLIZZAZIONE: consiste nell’iniezione di etanolo all’interno del nodulo, dove determina un necrosi (morte cellulare) e permette di ottenere, perciò, una netta riduzione del volume del nodulo. Tale tecnica è, per lo più, adottata in caso di adenoma singolo funzionante di Plummer.

5) TERMOABLAZIONE: si effettua con laser o radiofrequenze, il cui calore  “brucia” il/i nodulo/i tiroidei. Questa terapia è ancora in fase sperimentale.

 
 

IPERTIROIDISMO

Con il termine di IPERTIROIDISMO s'intende una situazione clinica (che può avere diverse cause) caratterizzata da un aumento di ormoni tiroidei in circolo. Poiché gli ormoni tiroidei sono i principali regolatori del metabolismo, questa condizione determina un aumento di molte reazioni metaboliche.
I sintomi più frequenti sono, infatti, dimagrimento, accelerazione del ritmo cardiaco, nervosismo, tremori fini delle mani, ansia, insonnia, debolezza muscolare, sudorazione eccessiva. Talvolta, il paziente presenta bulbi oculari sporgenti e doloranti (esoftalmo) e ingrossamento della ghiandola (gozzo).
 
L'ipertiroidismo, più comune nelle donne rispetto agli uomini, può avere diverse cause. La più frequente è il morbo di Basedow, che insorge soprattutto nelle donne  giovani, è  una malattia in cui si ha la formazione di anticorpi che stimolano la tiroide a produrre un'eccessiva quantità di ormoni. Fra le altre condizioni che possono essere causa di ipertiroidismo, il gozzo multinodulare tossico, in cui si formano dei noduli che producono elevate quantità di ormoni, e l'adenoma solitario tossico, un tumore benigno, in cui un gruppo di cellule della tiroide diventa iperattivo. Molto frequenti sono anche la tiroiditi, specie quelle autoimmuni che possono anche  esordire con ipertiroidismo ma, solitamente,  finiscono per provocare, nel tempo un ipotiroidismo permanente. Anche alcuni farmaci, come ad esempio l'amiodarone e il litio, possono provocare ipertiroidismo. Un ipertioroidismo detto “factitio”, si può avere in persone che assumono, per svariate ragioni, quantità eccessive di ormoni tiroidei esogeni. Spesso, l’intento è quello di dimagrire, ma è una cosa che dev’ essere scoraggiata in maniera assoluta, perché il dimagrimento provocato da un ipertiroidismo, si accompagna ad una perdita di massa magra, ossia di muscoli, tra cui quello cardiaco,  e di massa ossea, con conseguente fragilità di quest’ultime.
 

IPOTIROIDISMO

IPOTIROIDISMO - Endocrinologiaonline
 
Si parla di IPOTIROIDISMO quando la tiroide diminuisce , par cause diverse, la produzione degli ormoni tiroidei: tiroxina e levotiroxina.

Quali sono le cause dell'ipotiroidismo?
 Anzitutto dobbiamo distinguere un ipotiroidismo primario (quando il problema è insito nella tiroide stessa), dall’ipotiroidismo secondario, in cui il problema è a livello dell’ipofisi,   ghiandola che regola la funzionalità di molte altre ghiandole tra cui, appunto, la tiroide.
Le forme di ipotiroidismo secondario sono piuttosto rare, mentre le cause più comuni sono:
 tiroidite cronica autoimmune, detta anche tiroidite di Hashimoto.
-deficit di assunzione di iodio
    somministrazione di iodio radioattivo per il trattamento dell’ipertiroidismo o di alcune forme di cancro tiroideo;
   interventi chirurgici di asportazione, totale o parziale, della tiroide;
forme congenite
    uso di farmaci antitiroidei (propiltiouracile, metimazolo), o che possano interferire con la funzionalità tiroidea (amiodarone e litio)
 
 
Quali sono i sintomi e segni dell ipotiroidismo?
Fondamentalmente si ha un rallentamento del metabolismo corporeo; questo può comportare disturbi molto vari, non tutti sempre presenti nella stessa persona. I sintomi e segni più comuni sono:
-aumento di peso
- sensazione di freddo
-stitichezza
- depressione
- sonnolenza
- difficoltà di concentrazione
 -cute secca e ruvida 
-  gonfiore del viso
- voce rauca 
-caduta di capelli 
- perdita di memoria e difficoltà di concentrazione.
-disturbi mestruali (di solito mestruazioni più frequenti)
 
Come si fa la  la diagnosi d’ipotiroidismo?
Mediante un semplice  prelievo di sangue per dosare il livello ematico di TSH (Thyroid Stimulating Hormone, Ormone TireoStimolante), l’ormone è prodotto dall’ipofisi e grazie al quale l’ipofisi regola la funzionalità tiroidea. Infatti, se la funzionalità tiroidea diminuisce (ipotiroidismo) i valori ematici di  TSH aumentano. Questo semplicissimo dosaggio è utile anche per lo screening, ossia per prevenire e/o diagnosticare tempestivamente un eventuale ipotrioroidismo.
Successivamente, se il TSH risulta alterato, l’endocrinologo  prescrive ulteriori esami del sangue, per stabilire la causa e, quindi, la terapia più appropriata.

Oltre ai dosaggi ormonali, quali esami si usano per la tiroide?
 A seconda dei singoli casi, si possono effettuare i seguenti esami: ecografia tiroidea, ecocolordopller, agoaspirato, test di stimolazione, scintigrafia (più raramente ormai); la scelta di quali esami eseguire è di pertinenza dello specialista endocrinologo.
 
Come si cura l'ipotiroidismo?
L’ipotiroidismo richiede un trattamento per tutta la vita a base di compresse di levotiroxina (T4).
Si tratta di un trattamento sostitutivo: il paziente assume, cioè, quella quantità di ormone che il suo organismo non è in grado di produrre autonomamente.
E’ un farmaco molto maneggevole, sostanzialmente privo di effetti collaterali. Attraverso esami periodici si stabilirà il dosaggio adatto alla persona.
 
 

calo della libido? leggi: ipogonadismo

calo della libido? leggi: ipogonadismo - Endocrinologiaonline

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